Storie di vita

STORIA DI UNA RAGAZZA AFFETTA DA UN “VUOTO D’AMORE”

USCIRE DAL TUNNEL DEL LUTTO PER VIVERE (O RIVIVERE) LE EMOZIONI

Silvia, una ragazza di ventun anni, si presentò al nostro centro per un problema di anoressia.
Manifestatosi palesemente due anni prima, tale disturbo alimentare si evidenziava in Silvia con ripercussioni fisiche molto serie (peso Kg. 38 per h. 1.58; caduta abbondante dei capelli, alterazioni endocrine, grave stato di anemia, ecc…). Dall’analisi della sua storia emergeva chiaramente (ed in linea con il modello ezioloqico da noi sviluppato per i Disturbi Alimentari Psicoqeni) un problema di Perdita o Abbandono Affettivo non risolto, in un periodo a cavallo tra l’infanzia e l’adolescenza. Il rapporto affettivo causa “dell’abbandono” riguardava la figura della nonna materna, ed in particolare la morte di questa avvenuta quando Silvia aveva tredici anni.

La nonna era sempre stata per lei il punto di riferimento più importante in termini di “sorgente” d’amore, di calorose attenzioni, di tenerezze di premure. Era stata la nonna con i suoi discorsi e suggerimenti ad averle dato un sistema di valori ed un modello di stile di vita che Silvia aveva verificato come positivo e fondamentale per lei.
La madre, al contrario, non aveva riversato sulla figlia quell’affetto, quelle premure e quell’attenzione che Silvia si aspettava da lei. Sembrava che per la madre fosse più importante il suo lavoro che la vita di Silvia stessa, o perlomeno questo era il vissuto della ragazza.
La situazione di lutto, legata alla perdita della nonna, non era mai stato affrontata e quindi, o tantomeno vissuta dolorosamente dalla paziente, la quale rimaneva paradossalmente convinta che il rapporto così sarebbe continuato ad esistere. Silvia credeva infatti che in tal modo la nonna avesse continuato ad essere accanto a lei, con le solite attenzioni, con il solito affetto e, soprattutto con la solita protezione che le aveva sempre fornito.
Era evidente quindi la situazione di blocco e di stallo affettivo e quindi evolutivo.

Nel corso della psicoterapia l’analisi di questo rapporto nonna-Silvia aveva permesso di evidenziare come la perdita della nonna avesse rappresentato per lei anche la perdita, il distacco della parte emotivo-affettiva di se stessa, come se fosse morta una parte di Silvia stessa.
Silvia non aveva mai pianto, mai manifestato dolore (né agli altri né tantomeno a se) per la perdita della persona a lei più cara in assoluto.
Tutto questo aveva facilitato così in Silvia quel controllo totale e marcato, manifestato nella vita ed in terapia, di tutto il suo bagaglio emotivo.
Tra gli obiettivi terapeutici ci si prepose quindi di destrutturare questo blocco delle emozioni per facilitare nella paziente l’adesione emotiva completa e profonda alla perdita della nonna. In tal modo avremmo facilitato a Silvia il percorso del tunnel delle emozioni: angoscia. disperazione, profonda tristezza legate alla perdita di una persona così cara. Questo avrebbe, inoltre, reso possibile l’adesione alla realtà più ampia, cioè arrivare alla consapevolezza che la nonna era irrimediabilmente andata via,che non ci sarebbe più potuto essere un legame fisico con lei e che la vita di Silvia sarebbe dovuta ripartire da quel memento.
Presentiamo la sequenza di una delle fasi più significative di tale momento terapeutico.

T: Silvia, ora che hai chiaro cosa è successo in te, e cosa hai messo in atto per difenderti dall’angoscia reale della perdita della nonna, lavoreremo su queste blocco emotivo.
S: va bene, accetto.
T: ora Silvia faremo alcuni esercizi di rilassamento profondo, dopo i quali ascolteremo un brano musicale.

Eseguiti gli esercizi di rilassamento il terapeuta fa ascoltare a Silvia le prime sequenze dello studio in mi maggiore 10 n.3 di Frederic Chopin; tale brano, eseguito per pianoforte, nella prima parte facilitava il sorgere di emozioni quali una struggente malinconia, un’appassionata tristezza (tale era il nome dello studio), una commozione intensa.

I ascolto
T: ora che hai ascoltato questo brano, quali sono i sentimenti che stai vivendo ?
S: turbamento.
T: Silvia ora ti farò riascoltare le stesso brano.

 

II ascolto
T: Silvia era che lo hai riascoltato quali sono le emozioni e le sensazioni che stai provando ?
S: ora tristezza e dolore
Dieci secondi di pausa, poi:
T: Silvia, ora ti farò riascoltare le stesso brano.

 

III ascolto
T: Silvia, ora quali emozioni e quali immagini (se le hai) si presentano nella tua mente?

e Silvia, iniziando a piangere sommessamente: Provo una grande commozione e mi è venuta subito l’immagine della nonna.

A questo punto il terapeuta si avvicina a Silvia seduta sulla poltrona per il rilassamento, la stringe a se trasmettendole silenziosamente il messaggio: “lasciati andare all’emozione”. Silvia si scioglie cosi in un pianto dirotto, profondo, trattenuto per otto anni.
Un passo importante è stato compiuto: forse il principale.

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