Ricerche C.I.D.A.P.

ATTIVITA’ DI DANZA E RISCHIO DI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

PROPOSTA DI UNA RICERCA EPIDEMIOLOGICA

Michele Campanelli

Prima di analizzare gli aspetti specifici della tematica legata ai disturbi alimentari psicogeni in rapporto alla professione della danza (classica e/o moderna), occorre richiamare l’attenzione su alcuni elementi essenziali non discutibili od opinabili.
La logica degli istinti e in contrasto con tutti i meccanismi che ne ostacolano una libera espressione. Ogni qualvolta l’individuo cerca di riportare comportamenti, attività o repertori emozionali in uno schema razionale e rigidamente controllato, questi fattori stessi, geneticamente cristallizzati, si presentano in forme patologiche esasperate, nevroticamente espresse, negativamente manifeste.
L”istinto del bere, del mangiare, come il comportamento sessuale, ad esempio, non possono essere razionalmente guidati secondo rigidi schemi o elaborazioni razionali interferenti. Quindi gli istinti, al massimo, possono essere gestiti, guidati e controllati in un ambito che non comprometta il mantenimento di una omeostasi psico-bio-fisiologica di ogni individuo. La sensazione della sete e quindi la necessità insopprimibile di bere può essere regolata in un tempo e con modalità elastiche; quindi la necessità di bere può essere rinviata di alcune ore, quando ci siano condizioni tecniche o necessità operative che impediscano materialmente l’atto del bere. Questo non può essere soffocato od estinto o rinviato in tempi lunghi; infatti, tali condizioni porterebbero l’organismo in uno stato di sofferenza lucidamente vissuto dall’individuo. La dimensione mente corpo è regolate dai fattori psico-fisiologici secondo principi quali:

  1. l’elasticità,
  2. la plasticità;
  3. la relatività;
  4. la modularità.

Tali principi rappresentano gli unici regolatori che garantiscono una espressione armonica dei processi, istintivi, in modo tale da favorire il mantenimento di uno stato di benessere. L’attività di danza è un processo espressivo che richiede l’armonia tra:

  1. i movimenti del corpo;
    2) le figure espressive del danzatore (movimenti coreografici);
    3) il contenuto e la finalità del brano musicale scelto che rende possibile l’uso di una coreografia collegata alle esigenze e alle aspettative del danzatore.

 

1- MOVIMENTI DEL CORPO 

Per garantire armonia ed efficacia in ogni figura di danza occorre che vi sia:
a) un perfetto rapporto tra le varie posizioni del corpo durante i vari passaggi e le figure coreografiche;
b) in ogni unità neuro-motoria un rapporto armonico tra le varie componenti (ossa; muscoli, tendini, terminazioni nervose);
Tutto ciò rappresenta l’espressione stessa della danza. L’attività preparatoria e professionale per ogni ballerino per arrivare ad altissimi livelli di qualità di ogni singola componente coreografica, necessita di una lunga preparazione fisica, motoria, tecnica, propedeutica per le finalità artistiche di ogni ballerino.
Durante le varie fasi di allenamento, il danzatore sarà indotto, nei vari esercizi preparatori, a controllare rigidamente ogni movimento del corpo, cioè ad esercitare una esasperata e continua vigilanza ed attenzione alle componenti fisiche da utilizzare per esprimere correttamente ogni figura di danza.
Quindi non v’è alcuna unità neuro-motoria di ogni parte del corpo che sarà lasciata alla sua naturale e fisiologica espressione motoria e comportamentale. Lo strumento più importante nella danza, cioè il corpo, deve presentare tutti i requisiti indispensabili per organizzare movimenti di danza adeguati alle esigenze della coreografia ed in linea con le aspettative del maestro e del ballerino. L’attività ginnica ed atletica preparerà un corpo costituito da:

  1. organi ed apparati biologici che rispondano efficacemente alle sollecitazioni determinate dagli esercizi di palestra;
  2. parti del corpo non disarmoniche tra loro;
  3. strutture osteo-articolari ed unità motorieche siano in grado di rispondere efficacemente alle sollecitazioni sia dell’attività ginnica propedeutica alla danza, sia delle varie figure coreografiche.

Per conseguire ciò, è necessario che il corpo non presenti elementi che possano compromettere l’efficacia d’ogni singolo movimento. Pertanto è necessario eliminare quegli elementi fisici che interferiscono con l’attività di danza.

 

2- DALL’ARMONIA COREOGRAFICA ALLA RIGIDITA’ DI UN PESO NON FISIOLOGICO

L’armonia di ogni movimento coreografico rappresenta la preoccupazione del ballerino nella fase di apprendimento.

Un movimento artistico necessita di:

  1. una fluidità ed adeguatezza dei movimenti ad ogni fase di espressione danzante;
  2. una leggerezza e naturalezza delle singole unità coreografiche;
  3. una capacità di affrontare in modo perfetto tutti i passaggi di una coreografia danzante e che risponda efficacemente al contenuto ed al significato del brano musicale interpretato attraverso l’arte della danza.

Da quanto affermato si deduce che il corpo dovrà rispondere alle esigenze professionali. La premessa per una coreografia artistica e rappresentata da un rigido controllo ponderale del corpo. Questo deve adeguarsi ed obbedire a delle esigenze non modificabili della danza artistica, quali leggerezza e fluidità di ogni movimento, utilizzando il minimo numero di energie e con la minore fatica possibile.
Ovviamente per soddisfare costantemente tali caratteristiche, sarà necessario che il peso sia mantenuto costante, quindi con ridottissimi margini di oscillazione rispetto ad un peso ideale per la danza.

 

3- VERSO LA NEVROSI ALIMENTARE

Credo che sia visibile a tutti quanto il peso e lo schema corporeo del/la ballerino/a sia da ascrivere ad un modello di forte magrezza che rasenta la caratteristica di una figura anoressica. Per avere un criterio di valutazione e di definizione delle varie misure ponderali, possiamo rifarci ad un criterio usato in tutto il mondo, vale a dire l’indice di Massa Corporea (I.M.C.). Essa ci aiuta decisamente nel valutare un peso armonico, un peso disarmonico per eccesso, un peso disarmonico per magrezza.
Il punteggio che si ricava attraverso l’I.M.C. è il risultato del rapporto tra Peso del soggetto e la sua altezza espressa in metri ed elevata al quadrato:

IMC = PESO/ALTEZZA IN (M)2

Un individuo che può essere definito normopeso ha un valore dell’IMC che oscilla tra 20 e 25.
Attraverso l’IMC possiamo definire differenti livelli di magrezza ed obesità cosi come segue:
* IMC>20 e fino a 16 = Magrezza di I grado.
* IMC tra 16 e I3 = Magrezza di II grado indice di uno stato di patologia alimentare di tipo anoressico.
* IMC tra 26 e 30 = Obesità di I grado.
* IMC tra 30 e 39 = Obesità di II grado.
* IMC > 39 = Obesità di III grado od obesità grave.

3.1 La cefalizzazione del comportamento appetitivo

La necessità di mantenere, specie per le ballerine, un peso quasi anoressico, è soddisfatta dal processo di cefalizzazione della fame e della sazietà.Il soggetto, quindi, attraverso un costante alienamento quotidiano procede nell’estinguere i segnali della fame guidati dal Centro della Fame e della Sazietà fisiologica, situato in una zona antero-laterale dell’Ipotalano. Infatti, con una ferrea metodologia, il ballerino/a abolisce dalla coscienza gli stimoli propriocettivi, enterocettivi, biochimici che sono modulati dal centri della fame e della sazietà. Pertanto il/la ballerina/a non obbedisce o risponde agli stimoli fisiologici appetitivi ma si alimenta:

  1. quando ci sono le condizioni ambientali, temporali per mangiare;
  2. nella misura e nella quantità dei cibi che non producono una rottura dell’equilibrio ponderale stabilito dalle necessità professionali;
  3. seguendo una frequenza scandita dalle fasi di attività preparatoria, degli spettacoli di danza, delle esigenze del contenuto di uno schema coreografico che si vuole rappresentare;
  4. obbedendo ad uno schema corporeo, così come è richiesto dal copione della coreografia.

A questo punto il/la ballerino/a, catturato da procedure di gestione e controllo del peso corporea antifisiologiche, non rispondenti alle necessità del corpo, entrerà in uno stato di confusione nel gestire e/o soddisfare sollecitazioni fisiologiche della fame e della sazietà.

Inoltre c’è da affermare che obbedendo al suo schema di alimentazione anoressica, il ballerino e soprattutto la ballerina, andranno lentamente a strutturare una Immagine Corporea fortemente deviante dalla Schema Corporeo oggettivo.
La tendenza inevitabile ci mostrerà la ballerina catturata da immagini di se fortemente distorte rispetto al piano della realtà. Per cui si percepirà grassa, gonfia o deforme, quasi repellente. Tale organizzazione dell’immagine corporea rappresenta il meccanismo “inconscio” che permette alla ballerina di mantenere un’alimentazione fortemente restrittiva.
Ma tale condizione, sulla base della nostra vasta esperienza nella cura dei Disturbi Alimentari Psicogeni, non può protrarsi per molto tempo. Infatti, a lunghe fasi di dieta dimagrante. Si alterneranno brevi ma frequenti episodi di un atteggiamento compulsivo e non controllabile verso l’alimentazione. Tale meccanismo si presenta come compensazione e necessita di rottura di sofferenze prolungate e di nevrosi non gestibile, prodotte da un’alimentazione anoressica.
Tale processo, sulla base della nostra esperienza terapeutica con pazienti professionisti della danza, esplode dopo una tournèe di spettacoli che ha costretto la ballerina ad una dieta da fame. Pertanto, terminato il periodo d’intensa attività, ritrovandosi con un intervallo, sia pur breve, di riposo, i ballerini si concedono un “riposo alimentare”.
Infatti, secondo la legge dantesca del contrappasso, come processo autoconsolatorio dallo stress di un’alimentazione estremamente ridotta, tali soggetti presenteranno un periodo di abbuffate alimentari, seguite da vomito o da un uso enorme di lassativi per impedire la crescita del peso.
In tal modo s’innesca un meccanismo di nevrosi alimentare che continua ad autorinforzarsi, fino a rappresentare un modello cristallizzato di patologia alimentare. Possiamo immaginare quante saranno le conseguenze catastrofiche di tali patologie, che rischiano di stravolgere non solo l’attività professionale, ma la vita stessa del danzatore.

4- CONCLUSIONI

Sulla scorta di quanto affermato, abbiamo ipotizzato lo sviluppo di una ricerca da avviare nel settore della danza (classica, moderna, etc.) che abbia le finalità di:

  1. Individuare quale è il regime alimentare che ogni professionista danzatore utilizza per garantirsi la stabilità del peso;
  2. Individuare eventuali situazioni a rischio per quei professionisti che potrebbero sviluppare disturbi del comportamento alimentare;
  3. Esaminare il livello di conoscenza di principi base che regolano l’attività alimentare, esaminare il livello, la qualità e le quantità di informazioni riferite ad ogni prodotto alimentare nei parametri: apporto calorico, apporto lipidico, apporto proteico e vitaminico;
  4. Individuare le opinioni ed “idee irrazionali” relative all’attività del metabolismo, al fabbisogno calorico, adattivo ad uno schema di “dieta equilibrata”, etc.

Per questo abbiamo previsto un gruppo di questionari da somministrare a ciascuno degli esaminandi. Abbiamo predisposto tra la miriade di schede e misure di self-report, quelli che sono attendibili sul piano internazionale.


STRUMENTI

1) EAT: Eating Attitude Test (Garner’ e Garfinkel, 1979) è un questionario di 40 items che mirano ad esplorare le abitudini alimentari del soggetto, andando a verificare se vi sono elementi che orientano la valutazione verso una predisposizlone o un inizio di anoressia nervosa.

2) BAT: Body Attitude Test (Probst, Vandereycken, Coppennolle, Vanderlinden, 1995). E’ un questionario di 20 items che esplora le idee, le convinzioni che la ragazza presenta in riferimento al proprio corpo. Quindi si vanno ad individuare idee di autosvalutazione sul proprio corpo o su alcune aree del proprio corpo. S’indagano inoltre le aree del corpo più penalizzate dai meccanismi di distorsione della percezione corporea.

3) EDAT: Eating Disorders Awareness Test (Schmidt, Ah, Stone, Titter e Treasure, 1995) e un questionario di 51 domande che indagano su vari aspetti dell’area alimentare (principi di base dei meccanismi che regolano i processi digestivi, l’assimilazione delle varie sostanze, il rapporto tra calorie e trasformazione adiposa dei cibi, etc.). Inoltre va ad esplorare il livello di conoscenza che ogni esaminando ha sui prodotti alimentari, relativi a numerosi fattori che investono il metabolismo, la relazione degli alimenti nutrizionali, la distribuzione di essi nei vari distretti del corpo), etc..

Michele Campanelli

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