I paradossi di una società malata

Prof. Michele Campanelli
Psichiatra-Psicoterapeuta Metacognitivo e Cognitivo-comportamentale

A Laura Romano
Psicologa clinica

Dott.ssa Daniela Papa
Medico Chirurgo

 

Nel momento in cui scrivo, si stanno riponendo nel mondo situazioni contrastanti e paradossali, che certamente creano angoscia e sgomento sia in chi propone tali informazioni, sia in chi legge tali notizie dolorose e cioè:

1) vi sono più di ottocento milioni di abitanti, specie in Africa e nei paesi cosiddetti del Terzo Mondo che si stanno adoperando per alimentarsi almeno con un pugno di riso, un tozzo di pane, per sopravvivere alla morte incombente;

2) vi sono, sparse in tante città dei paesi occidentali, compresi gli Stati Uniti ed il Canada, milioni di ragazze che sono ossessionate dalla paura di ingrassare, per cui si dibattono in programmi alimentari quotidiani che le tengono lontane dall’angoscia di prendere chili;

3) vi sono nello stesso tempo milioni di ragazze e ragazzi, negli stessi luoghi sopra citati, che stanno calcolando quante decine di calorie riusciranno ad assumere, per rimanere con una silhouette da “campo di concentramento” ed affiancandosi come qualità di alimento, a quei milioni di bambini Africani e non, che di calorie vorrebbero ben volentieri assumere a centinaia per assicurarsi un benessere psico-fisico;

4) vi sono, sempre nelle varie aree di questo mondo “industrializzato” altri individui, uomini e donne di differenti età, ognuno dei quali trangugia e mangia voracemente alimenti da 7mila-8mila calorie, quelle che ora stanno sfamando 15-20 bambini di tanti paesi poveri;

5) decine e decine di riviste di salute pubblicate in Italia, come in Germania, Inghilterra, Danimarca, New Jersey, Texas, stanno per mandare in stampa altre decine di diete “anoressiche” che permetteranno a milioni di ragazze di poter scendere in spiaggia, fiere della loro scioccante magrezza provviste di provocanti “seni siliconati” o con labbra “maliziose” riempite di collagene, per essere più attraenti e sentirsi circondate da accattivanti attenzioni.

E poi, rileggere, infatti non è la prima volta per chi sta annotando tali riflessioni, che la Depressione è in costante aumento, e sta colpendo, come se fosse una malattia contagiosa, milioni di donne, specie se “casalinghe”, e uomini di ogni età. Sembrano riassunti di bollettini di esperienze mondiali, che snocciolano come caramelle milioni di vittime al giorno.

E coloro che hanno deciso di intraprendere le attività di psicoterapeuta centrata specialmente per aiutare tutte le vittime affette da disturbi del comportamento alimentare, devono coltivare strategie per chi vorrebbe digiunare a vita e per chi manda ogni giorno nello stomaco chili di cibo per poi vomitarlo, come se fosse un allenamento a saper vomitare, prima con l’aiuto delle proprie mani, raggiungendo poi il vomito spontaneo.

Ma come se non bastasse, lo stesso terapeuta deve costruire programmi di intervento per quei divoratori di cibo che non lo eliminano, ma lo digeriscono infischiandosi di trasformarsi in simboli di grasso debordante, o mandando al diavolo l’inevitabile insorgere del diabete alimentare, della gotta uricemica, dei disturbi cardio-vascolari e così via.

E noi terapeuti dobbiamo far presto nella formazione di autorevoli (si spera!) terapeuti, poiché dagli “States”, come al solito, giungono pressioni allarmanti sull’incidenza dell’ obesità nelle presenti e future popolazioni.

Non facciamoci ingannare dalle cifre ufficiali prodotte dall’istituto Superiore di Sanità, che parlano di 150.000 ragazze e ragazzi che attualmente sono in cura in vari centri ed ambulatori d’Italia.

C’è un numero 15 volte superiore a quello citato che si dibatte nei disturbi alimentari, di cui circa la metà nega la malattia, un altro 30% ammette il proprio problema ma promette di risolverlo personalmente, c’è un altro 20% che sta in lista d’attesa per iniziare la terapia (come se un’anoressica potesse attendere 7/8 mesi prima di avviarsi verso la terapia, ormai sull’orlo del baratro finale!).

Ma c’è effettivamente un virus o un batterio che miete tante vittime soprattutto in Europa Occidentale e nel Nord-America? C’è qualche particella non ancora identificata che si insinua nel cervello di queste vittime colpite da gravi problemi di rapporto con il cibo ed il proprio peso? C’è in effetti un “virus cosi positivo e straordinariamente vitale” c’è una particella piccola ma immensamente grande, che migliaia di anni fa continuava ad esistere in ognuno di noi e che si chiama: Amore!

Amore richiede tempo per donare coccole, tenerezze, baci, affettuosità, dolcezza in chi sta crescendo per arrivare ad essere un adulto. Amore significa: esprimere apprezzamenti, sostegno, incoraggiamento nel proprio oggetto d’Amore.

Per cui i genitori dotati di queste caratteristiche dovrebbero essere essi stessi per primi, spontaneamente e facilmente, a distribuire questi doni che non costano nulla, ma che hanno un valore fondamentale, insostituibile, per fare dei propri figli delle creature che nello sviluppo acquisteranno sicurezza, autostima, fiducia nelle proprie capacità, proiettati costruttivamente nel futuro accanto ai loro coetanei.

Amare richiede presenza, specie nei momenti difficili per gli individui in crescita; amare richiede costanza nell’amare gli altri, disponibilità tangibile a fornire aiuto, suggerimenti, istruzioni; amare richiede pazienza nel fornire al neonato i mattoni e tutto ciò che è utile per costruire una personalità sana, serena, ed orientata ad un concreto ottimismo.

Ma tutto questo, o buona parte di questo mondo d’amore, ha iniziato a latitare da alcuni decenni a questa parte. Per cui milioni di bimbi iniziano a percorrere i primi passi nel mondo già accompagnati da un’angosciosa solitudine, quella solitudine che molte volte si esprime dolorosa: “Mamma, mamma dove sei?” oppure: “Babbo, perché non stai ancora un po’ a giocare con me?”. E sentirsi rispondere che ci sono le video-cassette a tenere la compagnia, o che tra poco verrà una ragazza, giovane, buona e carina che farà loro compagnia. Non avrebbero mai voluto ascoltare tali risposte.

E così si avviano verso un lungo sentiero di solitudine affettiva, magari trovando al loro fianco altre giovani vittime, colpite dello stesso male: vuoto d’Amore, di calore umano, di caldi abbracci, presenti da sempre nel nostro codice genetico, ma quasi assente in chi doveva esserne la Preziosa Sorgente!