Verso la scelta dell’autodistruzione

La paziente, avendo vissuto esperienze traumatiche di abbandono familiare e corporeo, sviluppa pensieri di forte autosvalutazione o di disistima.
In un processo decisionale rivolto all’eliminazione di uno stato insostenibile di sofferenza, la bulimaressica sceglie, estrema ratio, la via dell’autodistruzione, innescando quindi una prova di forza con i genitori. Tale scelta infatti può essere indirettamente rafforzata da un eventuale atteggiamento negativo, indifferente da parte dell’ambiente familiare e sociale.
I pensieri e le definizioni che caratterizzano i processi cognitivi della bulimaressica sfociano nei seguenti dialoghi interni:

a. Abbandono affettivo così autodescritto:

1. «Non sono oggetto d’amore come vorrei»
2. «Non merito amore, perché non valgo»
3. «Non merito l’attenzione dei genitori»
4. «Per loro sono meno importante di altri interessi ed impegni cui si dedicano moltissimo»
5. «Non sono importante per loro»
6. «Non ci sarà amore per me»
7. «Sono destinata alla solitudine».

b. Abbandono corporeo, che produce un’autopercezione negativa preparatoria dei seguenti pensieri:

1. «Anche il corpo mi tradisce»
2. «Sono impotente di fronte ad esso»
3. «Non posso recuperarlo su livelli accettabili e quindi non posso avere attenzione dagli altri»
4. «Le prospettive sono catastrofiche».

Queste due condizioni, quindi, portano la ragazza alla convinzione profondamente radicata di non poter essere amata, né di potere amare.
Si arriverebbe pertanto alla percezione globale di abbandono, perdita, rotture, distacco dai legami affettivi, fino alla percezione di una solitudine totale, della perdita di ogni speranza nella possibilità di trovare dei legami affettivi stabili e gratificanti.
La perdita degli altri e la perdita corporea di sé sarebbero i due principali meccanismi che a livello metacognitivo cristallizzano i copioni autodistruttivi sopra citati (figura 1)

FIGURA 1

Nell’analisi descrittiva dei fattori eziologici, particolare attenzione va rivolta a quelli che preparano una condizione anoressica e che possiamo raggruppare in:

a. problemi e conflitti con i genitori
b. problemi familiari e di coppia
c. problematiche sessuali
d. rapporto conflittuale con il proprio corpo.

Ognuno di questi fattori racchiude diverse componenti esplicative.

Problemi e conflitti con i genitori:

  • conflitto con la figura materna, nei confronti della quale l’anoressica sviluppa un atteggiamento ambivalente di attaccamento-distacco;
  • conflitto con la figura paterna verso cui sviluppa sentimenti di delusione e solidarietà.

Problemi familiari e di coppia:

  • presenza di una situazione conflittuale e/o disturbata tra i due genitori;
  • presenza di una situazione conflittuale e disturbata tra i membri della famiglia.

Problematiche sessuali:

Atteggiamenti fobici ed avversativi legati alla concettualizzazione del sesso come:

  • produttore di tradimenti;
  • produttore di distruzione dei sentimenti positivi, che interferisce con l’affetto e l’amore;
  • produttore di umiliazioni e sofferenze per l’essere umano.

Rapporto conflittuale con il proprio corpo:

  • atteggiamento di rifiuto del corpo, a livello estetico;
  • confronto rigido assolutistico e perfezionistico con un sistema corporeo idealizzato;
  • atteggiamento di rifiuto del corpo come simbolo sessuale e parametro della crescita.

Le strutture cognitive dei fattori a (problemi e conflitti con i genitori) e b (problemi familiari e di coppia) si riferiscono alle categorie «importanza di sé» (self-mattering) e «autostima» (self-esteem) ed attivano in relazione ad esse i seguenti self-schemata:

  • «L’amore è una menzogna, una favola, almeno in questo mondo»
  • «Io sono abbandonata a me stessa, lasciata sola in questo mondo»
  • «Io non sono importante per i miei genitori»
  • «Io non valgo nulla, sono inferiore agli altri»
  • «Non merito affetto, tant’è che sono abbandonata».

Queste categorie determinano dei pensieri automatici specifici, relativi al fattore a (problemi e conflitti con i genitori) del tipo:

  • «Mia madre non mi ama, ma mi vuole condizionare»
  • «Mio padre è assente, debole»
  • «I miei genitori non sono più interessati a me».

I pensieri automatici relativi al fattore b (problemi familiari e di coppia) sono:

  • «I miei genitori non mi amano»
  • «Sono nata per superare le loro frustrazioni»
  • «Sono solo uno strumento per la famiglia».

Le strutture cognitive dei fattori e (problematiche sessuali) e d (rapporto conflittuale con il proprio corpo), invece, si riferiscono alle categorie «autoefficacia e «percezione sociale di sé», ed attivano i seguenti pensieri:

  • «Non voglio sviluppare il mio corpo che è fonte di tradimenti e drammi»
  • «II mio corpo è sorgente di sofferenze, non so che farmene».

Queste categorie determinano i seguenti pensieri automatici, relativi ai fattori e (problematiche sessuali) e d (rapporto conflittuale con il proprio corpo):

c.

  • «II sesso è una cosa schifosa»
  • «II sesso è umiliante»
  • «II sesso è traditore».

 

d.

  •  «II mio corpo non mi piace, lo odio»
  • «II mio corpo è brutto ed io sono mostruosa e deforme»
  • «II mio corpo è strumento di piacere per gli uomini».

Si arriva così alla presenza di un concetto di perdita, rottura, distacco da legami affettivi, alla percezione di una solitudine totale, alla perdita di ogni speranza nella possibilità di trovare amore ed affetto.
La perdita degli altri e la perdita di sé sono i principali meccanismi che poi, a livello metacognitivo, preparano i copioni autodistruttivi (figura 2).

FIGURA 2

I repertori cognitivi che invece facilitano l’insorgenza di comportamenti alimentari devianti sono:

  • il perfezionismo
  • l’assolutismo
  • l’obbligatorietà
  • la totalità
  • la generalizzazione
  • l’ingigantimento
  • la minimizzazione
  • l’inferenza arbitraria.

 Il perfezionismo (discriminativo, valutativo, programmatico) utilizza il sistema binario 0-100 nella valutazione della realtà che viene ad essere incasellata su questi due estremi.
Questo rigido criterio porta a ritenere valide solo quelle realtà e prestazioni che raggiungono una validità 100, mentre tutto ciò che viene valutato sul continuum immaginario tra O e 100 non viene preso in considerazione perché risulta poco significativo e poco gratificante.
Ovviamente, partendo da tale rigidità l’interpretazione che l’individuo da della propria realtà sarà negativa ed alimenterà una valutazione negativa di sé con una insoddisfazione profonda dell’esistenza, poiché, inevitabilmente, la relatività dell’essere umano e quindi anche le sue abilità non potranno produrre risultati perfetti.

L’assolutismo è una struttura cognitiva irrazionale che si trova nella discriminazione delle situazioni valide da quelle non valide nella selezione e nella valutazione delle performance.
La negatività poggia sulla negazione della relatività dell’essere umano ed alimenta aspettative fantastiche e traguardi impossibili.

 L’obbligatorietà si riscontra nel raggiungimento delle mete e nell’attuazione dei programmi.
Tale criterio pone imperativi categorici, propone condizioni costrittive alimentando conflitti, nevrosi, ristrettezza di spazi di manovra.

 La totalità è un altro criterio che si ispira alla legge del «tutto o nulla».
Nulla è il vuoto, la non essenza, la non esistenza, la negazione del positivo. Il tutto rappresenta il vero punto di riferimento con cui decifrare ed interpretare la realtà. Poggiandosi su un criterio rigido, non è accettabile una realtà che si collochi tra i due poli opposti.
Quindi, risultati, obiettivi che esulano dal tutto non vengono ad essere presi in considerazione. Applicando tale criterio ad un programma dietetico, la restrizione alimentare non può interessare una parte degli alimenti, ne una riduzione di una certa percentuale. Una dieta che funzioni si deve ispirare a rifiutare tutto per non mangiare nulla.
In tal senso un programma di calo ponderale deve rispettare solo gli obiettivi
che la paziente si propone, senza margine di manovra; infatti tutto quello
che esula dall’obiettivo prefissato sarebbe interpretato come un fallimento.
Allo stesso modo la bulimica usa criteri rigidi ed assolutistici nello stabilire la quantità di cibo da mangiare; il superamento, anche di pochissimo, di quel limite viene interpretato come un fallimento del programma, la rottura di un equilibrio. Da qui parte l’«abbuffata» che preparerà il vomito per cancellare, attraverso l’eliminazione di ogni residuo alimentare dallo stomaco, gli effetti di un programma fallito.

La generalizzazione consiste in una valutazione conclusiva ingiustificata sulla base di un singolo elemento. Per esempio, una persona fa un solo errore e pensa: «Non faccio mai niente bene».

   L’ingigantimento e la minimizzazione sono le due facce di una stessa medaglia, per cui se da una parte la lettura della realtà può essere ingigantita, dall’altra può essere minimizzata, distorcendo l’obiettività del reale.

 L’inferenza arbitraria è tale quando si arriva ad una conclusione pur non avendo le prove sufficienti per sostenerne la validità quando quelle possedute sono lontane da valutazioni obiettive.