La preparazione del disturbo alimentare

Le ragazze bulimaressiche arrivano a creare un’associazione tra le manifestazioni affettive e la nutrizione, in quanto nel primo periodo della loro vita infantile il cibo è diventato un messaggio d’amore materno attraverso l’allattamento.
Il cibo, quindi, in quanto è stato il veicolo più significativo di comunicazione emotiva ed affettiva tra madre e figlia, potrebbe diventare lo strumento efficace di recupero dell’attenzione dei genitori.

Secondo noi, questo costituirebbe un meccanismo determinante per pilotare l’immagine corporea, ed assumerebbe un ruolo incisivo nella riduzione delle emozioni negative e nella creazione di meccanismi autoconsolatori (per l’identificazione del cibo come atto d’amore creato nei primi mesi di vita).

Le bulimiche e le anoressiche passano, così, dalla fame biologica alla fame psichica. Esse, infatti, maturano la certezza che il metabolismo corporeo e gli stimoli biologici della fame sono ingannatori e producono aumenti incontrollati del peso. Pertanto, sottraggono ai centri ipotalamici della fame e della sazietà la funzione di regolare i processi nutrizionali, e quindi per evitare aumenti incontrollabili del peso affidano a principi, criteri e valutazioni cognitive, il ruolo
di controllo e pianificazione del comportamento alimentare.

Affidando alla psiche tale funzione, il cibo acquista significati, ruoli e messaggi che esulano dalla funzione primaria: produrre sostanze energetiche necessarie alla vita dell’essere umano con tutte le sue espressioni. Nel modello eziopatogenetico da noi presentato, consideravamo come fattore psicologico significativo (causa preparante) l’instabilità dei legami affettivi in termine di amore familiare disturbato.

A questo punto possiamo definire, partendo da tali premesse, un modello eziopatogenetico del comportamento bulimaressico, tenendo presenti i fattori preparanti ed i fattori di mantenimento.