Fattori che mantengono un comportamento bulimico

Una volta manifestato un comportamento bulimico, al di là delle cause remote che l’hanno scatenato, si vengono a creare i presupposti perché tale problema alimentare continui a presentarsi quotidianamente o quanto meno ad alta frequenza.

Vi sono due importanti fattori disadattativi che costituiscono una fonte di grave malessere delle bulimiche:

a. La situazione personale, caratterizzata da:

1. isolamento sociale
    2. percezione inadeguata di sé sul piano fisico («Mi sento grassa»)
    3. condizione depressiva associata a panico, angoscia, ansia persistente.

b. L’atteggiamento sociale, che si presenta:

1. respingente
    2. critico e punitivo
    3. poco disponibile a comprendere i profondi malesseri ed i gravi problemi della ragazza bulimica.

I due fattori alimentano ed aggravano una condizione esistenziale (oltre quella affettivo-emotiva) di abbandono e/o di rifiuto nella bulimica, che vede prodursi intorno a sé terra bruciata o una cintura di sicurezza o una barriera protettiva che la gente costruisce per evitare di essere contaminata, penalizzata o disturbata dai comportamenti bizzarri ed a volte penosi della bulimica quando è preda di una crisi compulsiva alimentare.

Il vuoto affettivo, sociale, familiare, si propone non più sostenibile, la forte condizione di disistima, l’inadeguatezza totale nei confronti degli altri, la depressione ancora più pesante, creano una sofferenza emotiva che si «paralizza» con:

c. Una nuova reazione bulimica. L’abbuffata crea, a detta della paziente, una condizione di anestesia emotiva. Quindi, finalmente, si affaccia un momento di tregua dalle pesanti sofferenze psichiche ed emozionali che durano esattamente l’arco di tempo impiegato per l’abbuffata.

Successivamente esplode:

d. Uno stato di terrore per l’introduzione di quantità esagerate di alimenti e quindi di calorie, che vengono associate alla previsione di un immediato aumento di peso se il cibo ingurgitato venisse digerito ed assimilato.

 

Quindi:

e. Segue immediatamente il vomito autoindotto per eliminare completamente dallo stomaco ogni traccia di cibo. Se ciò non è sufficiente a ridare una condizione di temporanea tranquillità e serenità, la bulimica fa uso di lassativi e purganti per svuotare il corpo dalle scorie alimentari. Successivamente si scatena una reazione depressiva alimentata principalmente:

  1. dalla consapevolezza di aver fallito nel programma di gestione e controllo degli stimoli della fame e di «essersi lasciata andare», perdendo il controllo razionale di sé per essere preda delle emozioni;
  2. dalla successiva valutazione della propria debolezza di carattere, di una scarsa volontà e determinazione a resistere agli attacchi bulimici.

Tali considerazioni inducono la paziente a:

f.  Perdere ancora una volta facilmente il controllo sul cibo, anzi, ad essere dipendente al punto tale che, come abbiamo dimostrato in una ricerca su bulimiche e tossicodipendenti, si sviluppa uno stato, diremmo, di dipendenza psichica e poi fisica dagli attacchi bulimici. Abbiamo notato che, quando la frequenza delle crisi quotidiane supera un singolo episodio, la ragazza sembra «fisicamente costretta» a ripetere il giorno successivo gli stessi comportamenti compulsivi verso il cibo, instaurandosi una condizione psicofisica da «tossicodipendente» verso l’abbuffata.