Fattori che mantengono un comportamento anoressico

Una volta che appaiono chiare le prime espressioni di un’anoressia psicogena, vi sono elementi contingenti che, combinandosi con cause preparanti, costituiscono un circuito chiuso a doppio feedback che cristallizza una condizione patologico-alimentare.

Innanzitutto occorre notare che, in un quadro di bulimaressia, è sempre lo stato anoressico a costituire il primo segnale disturbato.

Nel momento in cui per gli aspetti di cui sopra scatta un programma di forte restrizione alimentare, si assiste a tale catena di eventi:

  1. Recupero di una immagine fisiognomica e corporea infantile; il corpo riprende aspetti e caratteri di un modello fisico in cui la magrezza  favorisce la scomparsa di quei caratteri sessuali secondari appariscenti. In tal modo la restrizione alimentare fino all’ astinenza completa libera la ragazza da ogni ansia e preoccupazione di poter essere oggetto di attenzione sessuale da parte del maschio. Anzi, sembra quasi evanescente, sfuggente dal contesto sociale.
  2. La restrizione dei conflitti sociali libera l’ anoressica da ogni problema di inadeguatezza sociale, da ogni confronto con gli altri, anche se nei primi tempi il calo di peso, ancora poco significativo, produce approvazioni sociali e quindi una maggiore identificazione sia con i modelli più accettati e maggiormente valorizzati dai mass-media, sia con le ragazze con cui è fortemente coinvolta.

L’improvvisa restrizione alimentare e il forte calo ponderale focalizzano l’ attenzione dei genitori sulla figlia anoressica. Finalmente la ragazza non percepisce distacco, mancanza d’interesse, scarso coinvolgimento affettivo da parte della madre e del padre; anzi ella viene a trovarsi al centro della loro attenzione e/o rappresenta un assillo ed una preoccupazione via via sempre più angosciosi.

Questa reazione rafforza ancor più il comportamento anoressico, poiché la ragazza ha individuato in esso l’unica strategia per essere oggetto di amore e di interesse. In tal modo può quantificare il livello di affetto, di vero coinvolgimento, di effettiva preoccupazione dei genitori; quindi può valutare quanto lei sia importante e significativa nella loro vita.

Il cambiamento a volte radicale da parte dei genitori fa capire all’anoressica che il cibo può essere identificato come il migliore strumento per essere in contatto con loro, la strategia più efficace per recuperarne l’affetto.

Pertanto:

  1. Si rafforza l’atteggiamento di ipercontrollo sui centri biologici della fame e della sazietà. Il recupero a livello psichico da la possibilità di modulare come una prova di forza e come strumento di contrattazione con i genitori i livelli di restrizione alimentare.
  2. Inoltre, la depressione psicologica già esistente facilita il programma anoressico, poiché tra gli effetti della depressione riconosciamo quasi sistematicamente una forte diminuzione degli stimoli biologici della fame, accompagnata frequentemente da sensazioni di nausea.
  3. La riduzione del metabolismo fisiologico e l’estinzione dei segnali gastrici della fame completano il sistema di corto-circuitazione che si manterrà fino a quando non si creeranno cambiamenti sostanziali nella vita dell’anoressica (ad esempio: modificazione dello stile di vita, cambiamento sostanziale positivo dei genitori, intervento psicofarmacologico e psicoterapeutico) (figura 1).

 

FIGURA 1