Fattori psicologici

NUCLEO ABBANDONICO AFFETTIVO E DISTURBI ALIMENTARI PSICOGENI

A cura del Prof. Michele Campanelli e della Dott.ssa Margherita Montanari

 

La fioritura di studi mirati ad individuare differenti tipologie di nevrosi alimentare, ha prodotto un aumento della varietà di patologie inserite in classificazioni nosologiche e nosografiche, che descrivono i così detti disturbi del comportamento alimentare.Sulla scorta di abbondanti esperienze cliniche vissute in oltre venti anni di attività in tale area, possiamo confutare la validità della denominazione ormai generalizzata di d.c.a. Preferiamo invece continuare ad utilizzare la definizione di Disturbi Alimentari Psicogeni, per sottolineare l’importanza delle problematiche psicologiche nella genesi di una patologia alimentare, che abbiamo ritrovato nel 95% dei casi fino ad ora affrontati in terapia. Tutto questo ci serve a chiarire la peculiarità dell’approccio psicoterapico quale risorsa più importante in un percorso terapeutico integrato per i D.A.P., quali noi ormai proponiamo da molto tempo. Giova qui ricordare una volta per tutte che uno stile alimentare nevrotico è finalizzato a:a) presentare in modo palese, uno stato di sofferenza spichica, psicologica, emotiva esistenziale in cui si ritrova una ragazza che vive tale problema.b) ritrovare una strategia, la più rapida possibile, mirata a sospendere temporaneamente la sofferenza emotiva, così come nel lavoro che qui presentiamo ci preme riportare in primo piano quello che noi sosteniamo essere il Nucleo più importante che prepara e scatna un Disturbo Alimentare Psicogeno: la strutturazione del Copione dell’Abbandono Affettivo.Questa definizione a forte tinteggiatura lessicale rappresenta la espressione sintetica del dramma più devastante che investe una ragazza con tale problema, nel corso dei primi 15-20 anni della sua esistenza.Le tre forme di Abbandono AffettivoCon tale definizione noi vogliamo sottolineare una organizzazione cognitiva conscia e/o inconscia che induce la ragazza a percepirsi come un individuo che, negli anni più critici del suo sviluppo, non ha ricevuto premure, cure affettive, emotive, presenze costruttive, atteggiamenti gratificanti, comportamenti propositivi e schemmi relazionali che avrebbe voluto ricevere per sviluppare nel modo più armonico la costruzione della propria personalità, e: l’inserimento positivo e costruttivo nella società, nelle relazioni interpersonali più altamente significative.

Abbiamo individuato tre tipologie di Abbandono affettivo:

1)Abbandono affettivo genitoriale;

2)Abbandono affettivo sociale;

3)Abbandono affettivo sentimentale;

1) L’Abbandono affettivo genitoriale.

Questo può essere determinato dalla presenza di uno o più dei seguenti fattori:

a) interazione affettiva dei genitori poco espliciti, se non assente, scarso coinvolgimento nelle fasi di crescita della figlia, se non addirittura la presenza di stili comunicativi squalificanti, svalutativi, penalizzanti o colpevolizzanti;

b) Assenza fisica della figura materna nella età dell’infanzia e dell’adolescenza della figlia dappica;

c) Separazione dei genitori e rottura del nucleo familiare;

d) Gravi problematiche psichiatriche di uno dei due genitori che ha prodotto la completa assenza o una presenza patologica nel nucleo familiare;

e) Lunghi periodi di distacco di uno dei due genitori del nucleo familiare;

2) L’Abbandono affettivo sociale.

In questo nucleo individuiamo diversi fattori che lo rappresentano:

a) presenza di comportamenti ostili, di rifiuto, di emarginazione da parte di compagni della stessa classe scolastica;

b) alta conflittualità, competitività all’interno del gruppo di frequentazione, ed assenza di comportamento di solidarietà, di complicità, di condivisione, di problemi e sofferenza personali;

c) comportamenti di emarginazione o di isolamento della ragazza dai vari contesti sociali;

3) L’Abbandono affettivo sentimentale.

In questo nucleo ritroviamo i seguenti elementi destabilizzanti:

a) la creazione di dinamica di coppia in cui è latente la comunicazione altamente affettiva;

b) stili egocentrici, egoistici del partner, interferenti con quelle dinamiche di condivisione di confidenzialità, complicità che rendono la relazione altamente coinvolgente e di spessore interattivo;

c) la presenza di comportamenti distanzianti, di fuga dalla relazione che preparano relazioni sessuali e/o sentimentali al di fuori della coppia;

d) la mancanza di atteggiamenti, valori morali, culture esistenziali di attenzione, impegno, di coinvolgimento e di investimento costruttivo del partner verso la ragazza;

e) storie di frequenti tradimenti e fughe dalla coppia;

f) individualisno esasperato che si scontra con una filosofia di vita di completo e profondo coinvolgimento in una vita di coppia, effettivamente tale;

g) la mancanza di programmazione finalizzata a creare e mantenere un valido legame emotivo ed esistenziale nella relazione sentimentale.

Dal Copione dell’Abbandono affettivo ai Disturbi alimentari Psicogeni.

La lunga esperienza più che la lettura di lavori scientifici sia pur di grande autorevolezza, ci hanno indotto, ormai da tanti anni, ad individuare una relazione direttamente proporzionale tra gravità e complessità del Nucleo Abbandonico Affettivo e gravità del Disturbo alimenare. Siamo stati indotti a costruire la seguente elaborazione che porta a riconoscere una relazione tra Anoressia ed Abbandono Affettivo decisamente differente dalla relazione tra Bulimia ed “organizzazione abbandonica”.

Anoressia ed Abbandono Affettivo.

In questa patologia, la più grave tra tutti i disturbi alimentari psicogeni, riconosciamo come la più importante e devastante rappresentazione, nella mente dell’anoressica, di una realtà abbandonica affettiva.

La anoressica si percepisce come lasciata sola a se stessa, ignorata, dimenticata dalle figure affettive più  significative della propria esistenza. Ella si vive completamente periferica, per esempio, al mondo familiare che la inducono a costruire la propria quotidianità in una dimensione di grave solitudine anche comunicativa, non ci sono speranze per il ritorno di un mondo degli affetti, di una realtà familiare accudente, premurosa, nutritiva. Freddezza emotiva, indifferenza, vuoto comunicativo, interazione insignificante, sono gli schemi che riconosce nel rapporto dei suoi genitori con sè stessa. La solitudine affettiva nella famiglia, si riversa anche nel mondo sociale, nelle prime esperienze di relazioni interpersonali. Sola con sè stessa, abbandonata da tutti, la anoressica sviluppa una previsione di “solitudine esistenziale”. Il dolore, la tristezza, l’angoscia, di questa vita affettivamente ed emotivamente vuota, preparano la costruzione di una grave depressione psichica.

La speranza è sostituita dal pessimismo, le emozioni più negative ormai scandiscono le sue giornate, la previsione di una disperata solitudine è il pensiero costante nel suo immaginario futuribile. Non c’è speranza ad una realtà vuota, al nulla esistenziale. Tutto questo prepara un’organizzazione suicidaria che si esprime attraverso il blocco della alimentazione. La ragazza si spegne lentamente, ritirandosi ed arroccandosi in una solitudine aristocratica, attraverso cui manifesta la sua rabbia,il suo disprezzo verso chi l’ha emarginata, l’ha rifiutata affettivamente. Il rifiuto del cibo rappresenta il disprezzo verso questo bisogno primario della vita cui gli altri sono legati. Gli aspetti materiali, fisici e fisiologici della vita vengono annullati, determinando il trionfo della anoressica e creando lo sviluppo di un meccanismo di onnipotenza che si nutre proprio della consapevolezza di riuscire, tra le poche almondo, a soffocare gli istinti più primordiali e peculiari per assicurare un processo vitale. Solo se ci sarà un riscatto dal mondo circostante, im ravvedimento di un atteggiamento rifiutante, respingente, che viene sostituito da un genuino recupero di relazioni d’amore, l’anoressica può tornare indietro sulla sua decisione suicidaria, potrà riprendere in considerazione un convinto ritorno alla vita. Tanto più grave si presenta la patologia anoressica, tanto più devastante si riconosce la costruzione del suo Nucleo Abbandonico.

Bulimia ed Abbandono Affettivo.

Tale patologia molte volte complessa e difficile da affrontare e risolvere in un percorso terapeutico, sottende un Nucleo Abbandonico meno grave, meno generalizzato, quasi mai produttore  di una “solitudine esistenziale” sul piano cognitivo. Differentemente dal quadro della anoressica, nella bulimica non si percepisce l’assenza, il vuoto affettivo, la mancanza di relazioni d’amore. La ragazza bulimica ritrova nei suoi legami più significativi, carenze di comunicazioni d’amore, o temporanee cadute di presenze relazionali fortemente e positivamente coinvolgenti. La ragazza avrebbe desiderato una continuità, un maggiore spessore di vita affettiva. Ella non sviluppa un futuro esistenziale privo di amore, vuoto di comunicazione accudente, nutritiva. Non è disperata, non prevede una esistenza periferica alla vita stessa. Quindi non si affacciano in lei schemi alimentari e non, di tipo suicidario, non vi è totale chiusura al mondo esterno ma riconosciamo una sua continua, sofferta ed ansiosa ricerca di legami finalmente orientati a connotazione più affettiva e di care-giving. Le abbuffate della bulimica rappresentano una protesta vibrante, eclatante, fortemente manifesta verso realtà relazionali affettivamente carenti. Ella non è disperata, ma si batte per il recupero di legami molto più coinvolgenti, che la riconducano al centro del nucleo familiare, o dei rapporti sociali, come dei rapporti sentimentali.

Certo simbolicamente l’esasperata ripienezza gastrica,  rappresenta metaforicamente un bisogno di colmare vuoti o carenze di amore. Ma in lei si annida la speranza, quasi la certezza,  che prima o poi, nel suo futuro relazionale, incontrerà personaggi e figure significative che la potranno coinvolgere in un’atmosfera di emozioni di amore e quindi potersi nutrire di affetto.

La presentazione di questo schema come quello più significativo tra i fottori eziologici dell’anoressia e bulimia, come di altre patologie alimentari psicogene, ci induce a ribadire, ancora una volta, l’importanza di una relazione terapeutica a forte connotazione affettiva.

La ragazza dappica, prima che con un professionista qualificato, si aspetta di confrontarsi con un individuo sinceramente orientato a comunicare con amore, con cura e premura. Tale realtà, è la condizione primaria ed insostituibile che riesce a coinvolgere queste ragazze in un rapporto terapeutico costruttivo. Per fidarsi di un soggetto che non conosce, ha bisogno di ritrovare una relazione di amore. Solo allora potrà allentare le proprie diffidenze, le esitazioni, dubbi verso un percorso terapeutico. AMORE, prima di esercitare le competenze professionali: questo è quello che noi proponiamo e ci aspettiamo da un terapeuta che costruisce per la dappica una “base sicura“. Di vuoti d’amore ella già nè ha vissuti in abbondanza: per amare la vita, deve imparare ad amare, ma soprattutto ad essere amata. Se così non sarà, qualsiasi programma terapeutico andrà a fallire, perchè sarà fallita la relazione umana!